Violenza domestica nel periodo dell’epidemia

Non sempre restare a casa è semplice

Immagine donnaA causa della epidemia di COVID-19, la gente è tenuta a rimanere a casa per proteggere se stessi e le loro comunità. Gli appelli e i divieti si moltiplicano. Tuttavia, la casa potrebbe non essere sicura. Infatti ci sono molte famiglie che vivono la violenza domestica: urla, minacce, botte, persecuzioni che possono essere rivolte a un partner con o senza la presenza dei bambini e può rivolgersi anche direttamente contro i bambini. Il virus ha causato gravi danni economici, ha disconnesso molte persone dalle risorse della comunità, ha devastato welfare e sistemi di vita facendo mancare supporti e ha creato ansia e incertezza e panico diffusi. Tali condizioni possono esasperare e stimolare la violenza nelle famiglie, anche in quelle in cui non esisteva prima e può peggiorare le situazioni nelle case in cui maltrattamenti e violenza erano già un problema. La violenza domestica ha un pesante costo umano per la società, con conseguenti esiti potenzialmente avversi per la salute fisica e mentale, incluso un rischio maggiore di malattie croniche, perché si sa che subire violenza espone a potenziali esiti di malattie metaboliche tumorali circolatorie, all’uso di sostanze legali e illegali, a depressione, al disturbo post traumatico da stress e a comportamenti sessuali a rischio.

Non si trascuri il fatto che le vittime della violenza domestica, sia chi la subisce dal partner sia quella subita dai minori, a volte si concludono con la morte.

Le situazioni di violenza da parte del partner sono molto diffuse; durante la loro vita circa una donna ogni quattro e quasi un uomo ogni dieci hanno subito violenza sessuale dal partner, violenza fisica o stalking da parte di un partner intimo. Senza considerare le tante donne e i tanti, meno, uomini che hanno subito aggressioni psicologiche dal partner nel corso della loro vita.

Si stima che circa il 41% delle sopravvissute da storie di violenza sessuale riportino una qualche forma di danno fisico. È importante riconoscere che la violenza sessuale può estendersi oltre le lesioni fisiche e provocare la morte. I dati degli Stati Uniti indicano che il 16% degli omicidi avvengono dal partner.  

La violenza sessuale è poi associata a molti esiti negativi per la salute fisica e mentale e all’assunzione di comportamenti a rischio.

Vi è il giustificato timore che il numero di vittime di violenza da parte del partner aumenti drasticamente in conseguenza della quarantena dovuta alla epidemia di COVID-19. Prima una vittima poteva fuggire da una situazione violenta o presentarsi a una stazione di polizia. Per molti tali opzioni non sono facilmente possibili al momento. Un ordine di domicilio può costringere le vittime a rimanere in una situazione pericolosa.

Secondo il CDC in un anno più di un bambino ogni sette ha subito abusi o abbandono. Purtroppo il fenomeno pur riguardando tutte le classi sociali è molto più diffuso tra le famiglie con uno stato socioeconomico basso, più di cinque volte.

Sempre il CDC assieme all’OMS hanno individuato l'abuso ai minori come il fattore maggiore di sviluppo di disturbi e malattie fisiche e mentali; infatti può avere un impatto enorme sulla salute e sul benessere per tutta la vita.

I bambini sono specificamente vulnerabili agli abusi durante l’epidemia da COVID-19. La ricerca dimostra che l'aumento dei livelli di stress tra i genitori è spesso un fattore predittivo di abuso fisico e maltrattamento dei bambini. I genitori stressati possono avere maggiori probabilità di rispondere ai comportamenti o alle richieste ansiose dei propri figli in modo aggressivo o offensivo. I sistemi di supporto su cui fanno affidamento molti genitori, come la famiglia allargata, l'assistenza all'infanzia o le scuole, i gruppi religiosi e le altre organizzazioni della comunità, non sono facilmente disponibili a causa delle limitazioni e agli ordini di soggiorno a casa.

Le agenzie per la protezione dell'infanzia attualmente dispongono di risorse più limitate, hanno meno operatori disponibili; inoltre i bambini non vanno a scuola, gli insegnanti non sono nelle condizioni di rilevare i segni di abuso e di riferire alle autorità competenti. Inoltre molte famiglie problematiche potrebbero non avere facile accesso alla tecnologia di cui i bambini hanno bisogno per rimanere in contatto con gli amici e la famiglia allargata.  

Diventa allora molto importante fare sentire alle vittime di abusi che non sono sole, che è disponibile un aiuto. Dobbiamo collaborare con le forze dell'ordine per fare capire che gli ordini di restare a casa vanno alleggeriti quando la casa non è sicura. Dobbiamo almeno offrire consulenza virtuale e check-in telefonici.
 

Autore: Umberto Nizzoli, Presidente SISDCA

 
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